Il #fiore di #vetro
Tu eri come un fiore di vetro
al tuo interno traspariva la luce
granelli scuri deturpavano la trasparenza
strade vietate e vicoli chiuse.
C’era in te un profumo nascosto
impossibile a dirsi per un fiore di vetro!
Seguivo i tuoi contorni con le dita
la superficie liscia si incurvava
morbida nella sua durezza
mi perdevo socchiudendo gli occhi.
Il colore sfumava e sbiadiva
in un nulla indivisibile
così l’azzurro diventava acqua
e il giallo vapore di sole.
Ma non c’erano #baci sulla tua bocca
le tue labbra taglienti
rubavano il vento
e il vento rubava le parole.
Tu eri come un fiore di vetro,
una solidità apparente.

#margotcroce

resta con me

Resta con me

la mano si tende senza trovarti

resta con me

non scendere a tormentare l’anima

non rimanere sul fondo

non lasciare che l’acqua ghiacci in superficie.

non lasciare che l’acqua ghiacci in superficie.

resta con me

spargi il tuo sapore

sulla mia pelle

come hai sempre fatto

non posso spegnerti

come una bella canzone.

rosa dell’anima

ramo di spine

Covid city

Le piazza sembrano un monolitico serir

le strade, hamada desolate

Nei parchi spopolati

ondeggiano le cime degli alberi

con gli aliti dei venti.

La Natura prosegue il suo cammino

indifferente a questa andromachia

sapendo che i suoi figli più voraci

espandono la ubris tracotante

anche dove la morte confina.

Silenzio:

Greve

Crudo

Ponderoso

Non siamo abituati a questo silenzio

abbattuti dal suo maleducato insulto

ignari del futuro

cosparsi di veleno e di squallore

arranchiamo nella vorace tristezza

mutilata di orizzonti.

Gli uomini strepitano contraddizioni

pretenziosi nel loro sapere

quando l’afflato corale

dovrebbe unire nella resilienza.

Padroni senza coraggio,

omuncoli in questo arrancare

lasciamo che la vita sfugga

tra le spirali del tempo

preda della malinconia inerte.

Divorati,

cibo offerto nel sacrificio estremo,

urlanti,

senza comprendere parole,

costruiamo città virtuali

in un arrocco che prelude lo scacco

incapaci a cambiare direzione.

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Mi sorprendi tra linee di betulle

Mi sorprendi tra linee di betulle

bianche e leggere,

istinto ardente forsennato

arreso alla ragione,

tu, amaranto vanitoso,

garofano screziato

insopprimibile attrazione.

 

Avvolta nel tuo frenetico volermi

divento

vulva virginale di sensi incolti

giovane vestale inconsapevole

deterso simulacro della vita.

 

L’amore ha una linea di confine

dove si pone il desiderio esasperato

mi detronizzi dal mio essere Regina,

per cui non ti amo,

sapore di magnolia,

tiglio odoroso,

né mai seguirò l’aspra carezza

delle tue mani infervorate.

Giappone42

quel tuo modo di non dire nulla…

quel tuo modo di non dire nulla

l’eco silenziosa del tuo petto

affonda la mia carne

morbida al tatto

pesca matura e rubiconda

gioca coi seni impavidi

tremanti di aureole d’amarena

 

il vizio assurdo dei tuoi occhi

espande l’aria in succhi di ginestra

la mano si sofferma in aria

in acrobatiche volute richiamate

il mio volto, la gola rovesciata

scuote la bocca in un riso molle

e baci il suono della mia risata

 

impudichi nel fascino dei sensi

come colombi intrepidi

a bassa voce gorgogliamo

d’amore fremiti repressi

in uno spazio misurato

dove non si ode gemito

che non sia il nostro silenzio.

#margotcroce

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La tristezza è un affare serio

La tristezza è un affare serio

come una foglia di rucola tra i denti

si insinua con riluttanza

ma è veramente difficile mandarla via!

La tristezza è un passo su un dislivello d’asfalto

ti trovi a terra e non sai come sei caduto.

E’ quel sasso tenace che rimane nella scarpa

anche quando la rovesci

Sono i tuoi occhi che non si fermano nei miei,

la voglia di te che sfuma in un solitario gioco di carte

è l’arrendersi a qualcosa che non esiste

ma ti manca lo stesso.

La tristezza è questa incompiutezza

che ti raggiunge quando stai ridendo

come una pugnalato nello sterno

e fa sbiadire il sorriso.

La mia tristezza sei tu

quando mi sono voltata

e non ho riconosciuto il tuo volto.

 

 

Terracqueo

La luna era un incanto

specchiata nei tuoi occhi

adombrato dai suoi raggi

Il viso tuo sembrava

una mappa di misteri.

 

Ti stavo accanto come una vergine impaziente

ma le tue mani posate inerti

rendevano vani

Il protendersi dei seni,

l’ansimare delle labbra,

l’ansia torbida dello sguardo.

 

Ti sfioravo appena la bocca

sentivo la tua passione trattenuta

una magia nera come la tenebra più nera

ti aveva chiuso il cuore.

 

Ti darò il mio sangue,

Amore,

per riportarti a me,

sarò nelle tue vene

ti guarirò,

tornerai ad essere

la mia terra assetata

ed io la tua acqua da bere.

 

“Mai sentirà la mia carne il calore del tuo sguardo”

“Mai sentirà la mia carne

il calore del tuo sguardo”

 

Mi sta accanto l’assenza

con la sua follia vorace,

respiro immortale

nello spazio divino,

mentre la notte stende

il velo della dimenticanza.

 

“Mai sentirà la mia carne

il calore del tuo sguardo”

 

Non mi hai mai creduta,

Tu,

che nato da stelle spente

fosti presagio inquieto

di un tramonto di tenebra.

 

“Mai sentirà la mia carne

il calore del tuo sguardo”

 

Io,

che nata da stelle rotte.

fui rosa d’alabastro tra le tue braccia

ora sono tramonto senza alba

sperduta tra le Pleiadi

(nota: i versi ripetuti appartengono a federico garcia lorca)

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