Mi sorprendi tra linee di betulle

Mi sorprendi tra linee di betulle

bianche e leggere,

istinto ardente forsennato

arreso alla ragione,

tu, amaranto vanitoso,

garofano screziato

insopprimibile attrazione.

 

Avvolta nel tuo frenetico volermi

divento

vulva virginale di sensi incolti

giovane vestale inconsapevole

deterso simulacro della vita.

 

L’amore ha una linea di confine

dove si pone il desiderio esasperato

mi detronizzi dal mio essere Regina,

per cui non ti amo,

sapore di magnolia,

tiglio odoroso,

né mai seguirò l’aspra carezza

delle tue mani infervorate.

Giappone42

quel tuo modo di non dire nulla…

quel tuo modo di non dire nulla

l’eco silenziosa del tuo petto

affonda la mia carne

morbida al tatto

pesca matura e rubiconda

gioca coi seni impavidi

tremanti di aureole d’amarena

 

il vizio assurdo dei tuoi occhi

espande l’aria in succhi di ginestra

la mano si sofferma in aria

in acrobatiche volute richiamate

il mio volto, la gola rovesciata

scuote la bocca in un riso molle

e baci il suono della mia risata

 

impudichi nel fascino dei sensi

come colombi intrepidi

a bassa voce gorgogliamo

d’amore fremiti repressi

in uno spazio misurato

dove non si ode gemito

che non sia il nostro silenzio.

#margotcroce

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La tristezza è un affare serio

La tristezza è un affare serio

come una foglia di rucola tra i denti

si insinua con riluttanza

ma è veramente difficile mandarla via!

La tristezza è un passo su un dislivello d’asfalto

ti trovi a terra e non sai come sei caduto.

E’ quel sasso tenace che rimane nella scarpa

anche quando la rovesci

Sono i tuoi occhi che non si fermano nei miei,

la voglia di te che sfuma in un solitario gioco di carte

è l’arrendersi a qualcosa che non esiste

ma ti manca lo stesso.

La tristezza è questa incompiutezza

che ti raggiunge quando stai ridendo

come una pugnalato nello sterno

e fa sbiadire il sorriso.

La mia tristezza sei tu

quando mi sono voltata

e non ho riconosciuto il tuo volto.

 

 

Terracqueo

La luna era un incanto

specchiata nei tuoi occhi

adombrato dai suoi raggi

Il viso tuo sembrava

una mappa di misteri.

 

Ti stavo accanto come una vergine impaziente

ma le tue mani posate inerti

rendevano vani

Il protendersi dei seni,

l’ansimare delle labbra,

l’ansia torbida dello sguardo.

 

Ti sfioravo appena la bocca

sentivo la tua passione trattenuta

una magia nera come la tenebra più nera

ti aveva chiuso il cuore.

 

Ti darò il mio sangue,

Amore,

per riportarti a me,

sarò nelle tue vene

ti guarirò,

tornerai ad essere

la mia terra assetata

ed io la tua acqua da bere.

 

“Mai sentirà la mia carne il calore del tuo sguardo”

“Mai sentirà la mia carne

il calore del tuo sguardo”

 

Mi sta accanto l’assenza

con la sua follia vorace,

respiro immortale

nello spazio divino,

mentre la notte stende

il velo della dimenticanza.

 

“Mai sentirà la mia carne

il calore del tuo sguardo”

 

Non mi hai mai creduta,

Tu,

che nato da stelle spente

fosti presagio inquieto

di un tramonto di tenebra.

 

“Mai sentirà la mia carne

il calore del tuo sguardo”

 

Io,

che nata da stelle rotte.

fui rosa d’alabastro tra le tue braccia

ora sono tramonto senza alba

sperduta tra le Pleiadi

(nota: i versi ripetuti appartengono a federico garcia lorca)

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poesie interrotte

Sono come un singulto

che irrompe all’improvviso

una goccia di pianto

o una trafittura d’ago.

Poesie interrotte

di un’emozione persa

lampi di essere

illuminazioni spente.

Ti lasciano un viluppo

mentre appassisce

il sapore d’amore dalla bocca.

Le lettere si afflosciano

senza formar parole

ammucchiandosi

in un intrico,

farragine di verbi ed aggettivi

si legano le dita alla tastiera

rotolano gli occhi su quella legatura.

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gomitoli e maglioni

Fili di lana si scompongono

Il maglione si srotola per tornare a sé stesso.

Il vero senso della vita è questo ritorno

un viaggio che riporta lì, dove è cominciato.

Un giorno ti fermi ad ascoltare

gli echi di memoria che risuonano nel petto

e scopri un’identità, una sovrapposizione

che sono un riandare a casa.

Dici “buongiorno”  come se ti fossi alzata

di nuovo quel mattino

quando hai raccolto i fili

per fare il tuo maglione.

E trovi tua madre che sta preparando il caffelatte

Micetto, rientrato da una notte di bagordi

Il tuo fratellino addormentato

tuo padre immusonito che sta andando al lavoro.

Ti siedi incredula

vorresti fare domande

ma resti zitta,

felice di quella convergenza

che ti ha condotto a casa

per disfare il tuo maglione.

Ich bin gesund

IL GIORNO DELLA MEMORIA 27 GENNAIO..PER NON DIMENTICARE

Ich bin gesund

Conto le ossa del mio vicino di branda
costato e bacino sporgenti a difesa,
il blu serpeggiante delle vene
sembra un mare prosciugato e inquieto.
La fame ha divorato l’anima
e l’anima ha straziato il corpo

Ma io, stai tranquilla, sto bene

Vedo bambini che sono fantasmi inanimati,
occhi vaganti in cui gli assassini
festeggiano giochi di vittoria.
Donne che sono ombre,
con mammelle vuote e grembi violati,
mentre pregano la morte dei propri figli.

Ma io, ti assicuro, sto bene

Sento piedi feriti marciare per ore
su scaglie di vetro e brandelli di membra
cantando inni di guerra e di vita
fino a cadere nelle tombe scavate
adagiandosi come fossero morbidi letti
e lì rimanere.

Ma io, convinciti, sto bene

Annuso nell’aria un lezzo ammorbante,
un fetore di merda e intestini corrotti,
un fumo acre che si espande d’intorno
a coprire gli occhi di un Dio
che ha perduto il suo sguardo
distratto e lontano lì, nell’alto dei cieli.

Ma io, abbi fede, sto bene

Ich bin gesund
Tu, aspettami, tornerò presto.

(Margot Croce)

*Ich bin gesund (La mia salute è buona e mi sento bene)
era la frase stereotipata che si imponeva ai deportati quando scrivevano ai loro famigliari.

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